Si formò
alla scuola napoletana di Francesco Solimena, che frequentò per oltre 15
anni.
Dal 1706 si trasferì a Roma col fratello Giovanni, che fu il suo
assistente. Qui si affiancò a Carlo Maratta e svolse una proficua attività
di affrescatore e di artista di altari fin oltre il 1750. A contatto con
quest'ultimo, il suo stile artistico esuberante si moderò parzialmente.
A Roma, patrocinato dal cardinale Ottoboni venne presentato a papa
Clemente XI che gli assegnò l'affresco
raffigurante Geremia nella basilica di San Giovanni in Laterano. Per il
dipinto fu ricompensato dal papa col titolo di cavaliere e dal cardinale
con una croce di diamanti.
Nel 1710 aprì una sua accademia, la cosiddetta Accademia del Nudo che
attrasse molti allievi da tutta Europa, tra cui Pompeo Batoni, i siciliani
Olivio Sozzi e Giuseppe Tresca e Carlo Maratta, e che servì per diffondere
il suo stile in tutto il continente.
Nel 1729 entrò a far parte dell’Accademia di San Luca e ne divenne
direttore dal 1729 al '31 e dal 1739 al '41.

Nell’agosto 1731 il pittore fu chiamato a Siena per affrescare l’abside
della Chiesa della Santissima Annunziata, per volontà testamentaria del
rettore del Santa Maria della Scala, Ugolino Billò. Il lavoro venne
terminato nell’aprile del 1732. Con la "Probatica Piscina" (o "Piscina di
Siloan"), Conca si guadagnò la diffusa ammirazione dei contemporanei. In
particolare, furono apprezzati l’ampio respiro dell'opera e la sapiente
composizione, fedele al racconto evangelico e ricca di scrupolosi
dettagli.
Fu in seguito tra l’altro al servizio della corte sabauda, e lavorò
all’oratorio di San Filippo e alla chiesa di Santa Teresa a Torino.
Nel 1739 scrisse un libro dal titolo Ammonimenti, contenente precetti morali e
artistici e dedicato a tutti i giovani che avessero voluto diventare
pittori.
Dopo il suo ritorno a Napoli nel 1752, Conca passò, da queste esperienze
di ispirazione classicheggiante, ai canoni, più grandiosi, del tardo
barocco e del rococò e si ispirò soprattutto alle opere di Luca Giordano.
Realizzò, in questo periodo, affreschi e tele abbaglianti e
"illusionistiche".
Grazie alla protezione del Vanvitelli, ricevette onori e incarichi da
Carlo III° di Borbone e dai più potenti ordini religiosi partenopei. Le
sue opere più impegnative di questi ultimi anni (gli affreschi della
chiesa di Santa Chiara, 1752-54; le cinque tele per la Cappella
Palatina del Palazzo Reale di Caserta, 1756-59) sono andate distrutte,
mentre a documentare l'attività tarda del Conca sono rimaste numerose
pale per altare di Napoli, tele inviate in Sicilia, i dipinti eseguiti
per i benedettini di Aversa (1761) e le Storie di San Francesco da
Paola, eseguite tra il 1762 e il 1763 per i Frati Minori del Santuario
di Santa Maria di Pozzano a Castellammare.
Con decreto regio fu elevato al rango di nobile il 23.3.1757.
Le ragioni del suo clamoroso successo si possono riconoscere nelle
grandi capacità del pittore di prodursi quale eclettico mediatore delle
diverse componenti maturate nel corso del XVII° secolo: quella
scenografia, magniloquente e grandiosa, d'eredità giordanesca, appresa
negli anni di alunnato e collaborazione col Solimena, e quella più
misuratamente composta del classicismo riformatore del Maratta, cui
poté accedere più direttamente quando si trasferì a Roma.
La sua fortuna coincise infatti con l'affermazione di quel classicismo
aggraziato e non grave che caratterizzò la reazione e l'alternativa
all'eccesso barocco sia nella cultura romana dei primi quarant'anni del
secolo, sia in quella napoletana dopo l'insediamento di Carlo di
Borbone, dominata dalle scelte moderatamente accademiche del Vanvitelli.
L'abilità del Conca fu dunque di sapersi misurare tanto con la
tradizione quanto con le caute novità del momento, dosando e
potenziando di volta in volta le diverse e molteplici componenti del
linguaggio tardobarocco.
Tra i suoi migliori allievi figura Gaetano Lapis (Cagli, 1706 - Roma,
1773), detto anche il Carraccetto, che Sebastiano affidò al tutorato del
cugino Giovanni nella cui casa il giovanissimo Gaetano avrebbe così
vissuto i primi anni di apprendistato romano.
Una discreta celebrità ebbe anche il nipote di Sebastiano, il romano
Tommaso Conca.
Sebastiano Conca ha lasciato innumerevoli opere, che si stimano in circa 1200.
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