Gregorio nacque verso il 540 dalla
famiglia senatoriale degli Anici che aveva già dato un papa alla chiesa nella persona di Felice III.
Alla morte del padre Gordiano fu eletto, molto giovane, Prefetto di Roma, con nomina dell'imperatore Giustino II.
Era in pratica il supremo funzionario civile con specifiche funzioni amministrative e giuridiche.
Grande ammiratore di Benedetto da Norcia, decise di trasformare i suoi
possedimenti a Roma (sul Clivus Scauri al Celio) e in Sicilia in altrettanti monasteri e di
farsi monaco, conducendo un'esistenza di preghiera e solitudine. Il chiostro sul Clivus Scauri, dedicato all'apostolo
Andrea, esiste ancora accanto alla chiesa di S.Gregorio.
Non poté dimorare a lungo, nel
suo convento del Celio poiché il papa Pelagio II lo inviò come apocrisario (nunzio),
presso la corte di Costantinopoli, dove restò per sei anni, e dove si guadagnò
la stima dell'imperatore Tiberio e di suo fratello Maurizio (futuro imperatore nel 582),
di cui tenne a battesimo il figlio Teodosio.
Gregorio supplicò insistentemente Maurizio perchè provvedesse alle necessità di Roma,
che ormai non aveva neanche un generale imperiale e, nel 584, ottenne l'invio di un Dux di nome Gregorio
e del Magister Militum Castorio, che liberarorono la città e pattuirono con il nemico una tregua triennale
(poi non rispettata)
Al suo rientro a Roma, nel 586, tornò nel monastero sul Celio, vi rimase
però per pochissimo tempo, perché il 3 settembre 590 fu chiamato, suo malgrado, al soglio
pontificio dall'entusiasmo dei credenti e dalle insistenze del clero e del
senato di Roma, dopo la morte di Pelagio II di cui era stato segretario.
In quel tempo Roma era afflitta da una terribile pestilenza. Per implorare
l'aiuto divino, Gregorio fece andare il popolo in processione per tre
giorni consecutivi alla basilica di Santa Maria Maggiore, cosa che,
ovviamente, aumentò i contagi (ma allora non si sapeva). Cessata
l'epidemia, più tardi una leggenda disse che, durante la processione, era
apparso sulla mole Adriana l'arcangelo Michele che rimetteva la spada nel
suo fodero come per annunziare che le preghiere dei fedeli erano state
esaudite. Da allora la tomba di Adriano mutò il nome in quello di Castel
Sant'Angelo, e una statua dell'angelo vi fu posta sulla cima.
Come papa si dimostrò uomo di azione, pratico e intraprendente (chiamato
"l'ultimo dei Romani"), nonostante fosse fisicamente abbastanza esile e
cagionevole di salute. Fu amministratore energico, sia nelle questioni
sociali e politiche per supportare i bisognosi di aiuto e protezione, sia
nelle questioni interne della Chiesa.
Per prima cosa ripulisce la corte pontificia, allontanando molti laici e diaconi,
che erano sempre stati la fonte della simonia operante nella seda episcopale
di Roma; gli incarichi furono distribuiti ai monaci benedettini che gli
assicurarono la purezza dei sentimenti religiosi.
Trattò con molti paesi europei; con il re visigoto Recaredo di Spagna,
convertitosi al Cattolicesimo, Gregorio fu in continui rapporti e fu in
eccellente relazione con i re franchi. Con l'aiuto di questi e della
regina Brunchilde riuscì a tradurre in realtà quello ch'era stato il suo
sogno più bello: la conversione della Britannia, che affidò ad Agostino di
Canterbury, priore del convento di Sant'Andrea.
In meno di due anni diecimila Angli, compreso il re del Kent, Edelberto,
si convertirono. Era questo un grande successo di Gregorio, il primo della
sua politica che mirava ad eliminare gli avversari della Chiesa e ad
accrescere l'autorità del papato con la conversione dei "barbari".
Si dedicò anche ai problemi dell'Italia provata da alluvioni, carestie,
pestilenze, amministrando la cosa pubblica con equità, supplendo
all'incuria dei funzionari imperiali. Organizzò la difesa di Roma
minacciata da Agilulfo, re dei longobardi, coi quali poi riuscì ad ottenere uan tregua
in cambio di un tributo annuo di 500 libbre d'oro (circa 163.5 Kg).
Ebbe cura degli acquedotti, favorì l'insediamento dei coloni eliminando ogni residuo
di servitù della gleba. Riuscì ad intrattenere rapporti epistolari
amichevoli con il re della Barbagia (Sardegna), Ospitone, e cercò di dissuadere la
popolazione dall'idolatria e dal paganesimo, convertendo Ospitone stesso
al cristianesimo.
Riorganizzò a fondo la liturgia romana, ordinando le fonti liturgiche
anteriori e componendo nuovi testi, e promosse quel canto tipicamente
liturgico che dal suo nome si chiama gregoriano. L'epistolario (ci sono
pervenute 848 lettere) e le omelie al popolo ci documentano ampiamente
sulla sua molteplice attività e dimostrano la sua grande familiarità con
la Sacra Scrittura.
Morì il 12 marzo 604, fu sepolto in S. Pietro e l'iscrizione sulla sua lapide lo definì CONSUL DEI.
Si può dire che sia stato il Papa che ha fondato il potere temporale della Chiesa
senza dimenticare nella sua vita, anche, l'aspetto spirituale del suo compito.