GAETA

tra arte e storia





APPROFONDIMENTO


LA BATTAGLIA DEL GARIGLIANO DEL 1503

 

L’11 novembre 1500 Luigi XII di Francia ed il re di Spagna Ferdinando II il Cattolico, avevano concluso un patto segreto (il trattato di Granata), confermato da papa Alessandro VI e dal conclave dei cardinali nell’anno successivo, per attaccare contemporaneamente e dividersi il Regno di Napoli.
Ai francesi doveva essere attribuita la città di Napoli, la Terra di Lavoro, gli Abruzzi e la metà del reddito del Tavoliere delle Puglie con la conferma del titolo di Re di Napoli e di Gerusalemme, già assunto tempo prima; al re di Spagna sarebbero andate la Calabria, la Puglia e l’altra metà del Tavoliere delle Puglie, il titolo di duca di Calabria e di Puglia oltre ovviamente alla conferma del titolo di re di Sicilia, già posseduto.

Il re di Napoli Federico III d’Aragona, ignorando queste intese, all’arrivo di un esercito francese di quindicimila uomini nella primavera del 1501, chiede l’aiuto degli spagnoli, con i quali era strettamente imparentato, consegnando agli stessi anche alcune fortezze della Calabria.

Quando si accorge dell’inganno è ormai troppo tardi e decide di abbandonare il campo trattando con Luigi XII la cessione dei suoi diritti in cambio del Ducato d’Angiò e di trentamila scudi di rendita. Conclusa la trattativa, i francesi vincono facilmente la resistenza dell’esercito di Federico d’Aragona ed in brevissimo tempo s’impadroniscono di Aversa, Capua, Gaeta ed il 19 agosto occupano Napoli.

Nel 1502 Ferdinando il Cattolico, per gestire i propri territori, nomina vicerè Consalvo di Cordova; contemporaneamente Luigi XII nomina Luigi d’Armagnac, duca di Nemours, quale suo rappresentante.

Tra i due vicerè nascono immediatamente discordie sui confini delle terre occupate, sul possesso delle province non specificatamente menzionate nel trattato e sul possesso del Tavoliere delle Puglie. Già nel giugno dello stesso anno cominciano le ostilità tra i due eserciti.

Il 28 aprile 1503, a Cerignola, l’esercito spagnolo sconfigge le forze francesi e nella battaglia muore il vicerè francese Luigi d’Armagnac. Consalvo ha quindi la strada aperta per Napoli dove entra il 16 maggio 1503.

Consalvo, a questo punto intende conquistare l’intero regno, quindi lascia Pedro Navarra ad espugnare il Castelnuovo e il Castel dell’Ovo e si dirige a nord occupando Capua e Sessa. Invia quindi Prospero Colonna negli Abruzzi e insegue i francesi che si rifugiano a Gaeta. Raggiungono la fortezza circa quattromila fanti e quattrocento lancieri oltre al principe di Salerno, al principe di Bisignano, al duca di Traetto, al conte di Corsa e molti altri nobili e baroni fedeli a Luigi XII.

Il 1 luglio gli spagnoli mettono sotto assedio la fortezza.

Gaeta poteva però facilmente essere rifornita via mare e inoltre i francesi occupavano tutto il retroterra (Fondi, Itri, Traetto, Castelforte, Suio, Castellonorato, Rocca Guglielma).

Il 6 agosto, via mare giungono a Gaeta tremila fanti a seguito del marchese di Saluzzo, nuovo viceré francese. Inoltre il re francese invia, via terra, un esercito di circa 25.000 uomini e 40 cannoni che attraverso la via Casilina tenta di raggiungere il sud dell’Italia.

Consalvo di Cordova che ha posto il suo quartier generale a Mola di Gaeta, all’avvicinarsi dei francesi toglie l’assedio e si porta col suo esercito al di là del Garigliano, da dove, dopo aver lasciato nella zona una parte del suo esercito (50 uomini d’arme, 300 cavalieri leggeri e 500 fanti) al comando di due valenti capitani (Pedro de Paz, l’eroe di Cerignola e Alfonso de Carvajal, vincitore di Seminara) si sposta col resto delle sue truppe a S. Germano in attesa dell’esercito francese.

Il comandante francese raggiunto Campolatro presso Pontecorvo il 12 ottobre, il 15 successivo attacca Roccasecca difesa da 1200 spagnoli del colonnello Villalba, che però resiste anche grazie all’arrivo di 2000 fanti che costituiscono l’avanguardia di Consalvo.
I francesi allora rinunciano ad attaccare S. Germano e dopo due giorni di sosta in Aquino si dirigono verso Fondi e Traetto con l’intenzione di attraversare il Garigliano nei pressi della Scafa.

Consalvo, nel timore di essere attaccato alle spalle, abbandona S. Germano e ripiega in fretta con il suo esercito sulla riva sinistra del Garigliano e, alla fine di ottobre, si trincera di fronte alla scafa di Traetto e si attesta intorno alla torre presente sulla foce (quella costruita da Pandolfo Capodiferro dopo la vittoria sui saraceni) dove piazzano diverse bocche da fuoco piccole (falconetti) e pezzi vari di artiglieria minuta.


La scafa del Garigliano nel 1540 - da un disegno di Francisco de Hollanda

La zona è pantanosa e resa ancora più disagiata dalle continue piogge che hanno inondato gran parte di quel territorio ed i soldati che non possono alloggiare nei punti più alti sono costretti a coprire il terreno con grandi fascine per formare i loro attendamenti. Alcuni ufficiali spagnoli, per le difficoltà del tempo inclemente e considerando l’inferiorità numerica del loro esercito, avanzano l’idea di ritirarsi verso Capua e solo la fermezza di Consalvo permette di tenere le posizioni.

Il morale spagnolo migliora quando sono finalmente giungono Bartolomeo d’Alviano e gli Orsini con le loro truppe.

L’avanguardia francese appena raggiunto il corso inferiore del Garigliano, tenta continuamente di passare il fiume in vari punti, ma viene regolarmente respinta dai tiratori che presidiano la riva sinistra. I vari tentativi si riducono a piccole scaramucce. Cerca allora di costruire “un ponte di barche incatenate” largo sei metri con la copertura della propria artiglieria.

Il 5 novembre 1503 il ponte è ultimato e malgrado Consalvo avesse tentato di danneggiarlo lanciando contro di esso e spinte dalla corrente del fiume barche cariche di massi e galleggianti (brulotti) carichi di esplosivo.

Il giorno dopo, 6 novembre, alcuni reparti scelti di fanteria francese e 1500 cavalieri riescono a passare il ponte ed occupano l’antistante riva sinistra del fiume, annientando i pochi soldati spagnoli posti a guardia. Non riescono però ad andare oltre e, al sopraggiungere della cavalleria leggera di Fabrizio Colonna, sono costretti ad arretrare, ma riescono a mantenere, con gravi sacrifici, una piccola testa di ponte sulla riva sinistra “grazie soprattutto alla loro artiglieria”.

Consalvo, in effetti, si è limitato a contenere l’attacco dei francesi che non hanno saputo sfruttare il loro successo iniziale, e non si impegna nemmeno a scacciare i nemici attestati di fronte al loro ponte perché ciò avrebbe comportato il sacrificio di molti suoi soldati esposti alla formidabile artiglieria avversaria. Anzi, “su consiglio di Garcia di Paredes, ritira anche i seicento fanti collocati presso la torre della foce del Garigliano”, lasciandovi soltanto una dozzina di uomini e riconsiderando la torre come un semplice posto di osservatorio, ora che a causa delle continue piogge è impossibile qualsiasi azione da parte dei francesi in quel punto”.

I francesi però lo smentiscono e costituiscono un’altra piccola testa di ponte sulla riva sinistra, proprio alla torre a mare che hanno occupata dopo che il piccolo presidio spagnolo lasciatovi da Consalvo l’ha vigliaccamente abbandonata. Cercano quindi di unire la due teste di ponte per farne una più ampia e più solida, ma a causa delle piogge la zona è ormai un enorme pantano ed è impossibile alcun tipo di manovra.

Ad ogni modo i francesi si sentono ormai padroni del corso inferiore del fiume, hanno il loro accampamento principale presso i ruderi di Minturnae, ben sei accampamenti lungo la riva del Garigliano e una poderosa cavalleria. Controllano inoltre la zona attraverso la torre posta sulla riva (la torre fatta costruire da Giovanni, patrizio imperiale, dopo la vittoria sui saraceni).
Ritenendo le operazioni belliche concluse fino alla primavera, inviano parte delle loro truppe (soprattutto gli italiani che militano nelle loro file) nei territori di Roccaguglielma, Vallefredda, e S. Andrea con il pretesto di proteggere il fianco e le spalle dello schieramento.

Il continuare della pioggia torrenziale alternata a grandine porta il comandante francese ad arretrare ulteriormente la sua cavalleria in parte nei pressi di Scauri e di Castelforte ed in parte in collina all’altezza di Rocca d’Evandro a Roccaguglielma.

Durante i circa due mesi (principio di novembre-fine dicembre) che gli eserciti spagnolo e francese si fronteggiano sul Garigliano, il territorio deve soffrire i flagelli della guerra e quelli della peste. Particolarmente colpite furono le popolazioni della zona occupata dalle truppe francesi che, lontane dai centri di approvvigionamento, con esosità e soprusi, si procurano il loro vettovagliamento a danno dei miseri abitanti della zona. Ma anche nella zona di Sessa le cose non vanno meglio anche a causa dello scoppio della peste.

Il 18 dicembre l’esercito spagnolo riceve ulteriori rinforzi e Consalvo decide di passare da una “guerra difensiva ad una guerra d’attacco”.

Bartolomeo d’Alviano e Consalvo, spronati anche da due altri capitani italiani, il conte di S. Severina e Giovanni di Tufo, fanno predisporre segretamente in un casale presso Sessa un ponte “con botti e barche”.

Nella notte tra il 27 ed il 28 dicembre 1503, il materiale del ponte viene trasportato presso il fiume ed alle prime luci del giorno Bartolomeo d’Alviano getta il ponte nella zona di Suio in un luogo posto oltre quattro miglia a monte di quello francese e nascosto alla vista della rocca di Suio occupata dai francesi.

Verso le ore dieci l’opera è ultimata e immediatamente attraversata dall’avanguardia spagnola costituita da circa 4.000 uomini; subito dopo è lo stesso Consalvo che, accompagnato da Prospero Colonna, attraversa il ponte.

Contemporaneamente al passaggio del fiume nella zona di Suio, Consalvo ha ordinato alle truppe tenute in retroguardia, tra Mondragone e Carinola, di avvicinarsi alla scafa del Garigliano, tenuta dai francesi, ed assaltarla.

All’avvicinarsi di Bartolomeo d’Alviano, che in testa ai suoi soldati si inerpica verso la rocca di Suio, i fanti francesi che la presidiano e che con ritardo si sono accorti del loro arrivo, senza tirare un colpo e prima di essere attaccati, si danno alla fuga e si dirigono verso Castelforte. A loro si aggiungono anche i soldati che presidiano quest'ultima e, tutti insieme si ritirano precipitosamente verso Traetto.

Le truppe spagnole, dopo aver occupato Castelforte, si dirigono verso Traetto. Per il sopraggiungere della sera si fermano a circa due miglia da Traetto (forse tra l’Ausente e l’attuale Grunuovo) mentre Consalvo passava la notte nell’abitato di Castelforte.

La voce del disastro francese si sparge rapidamente per tutte le zone occupate dai francesi e giunge fino a Vallefredda, ad Ausonia, a Roccaguglielma e, nel pomeriggio del 28 dicembre, al campo francese posto tra i ruderi di Minturnae. I francesi tentano di inviare verso Suio alcuni fanti e cavalieri, al comando del capitano Allegri, ma la maggior parte dell’esercito è disseminata nei paesi vicini ed il comandante francese, ritenendo impossibile fare giungere in tempo i suoi soldati per fronteggiare la situazione, ritiene necessario ritirarsi rapidamente verso Gaeta.

I francesi decidono di disfare il ponte sul Garigliano e salvare la loro artiglieria mettendola su barche e chiatte, mentre i pezzi di piccolo calibro (una ventina) vengono trainati dai pochi cavalli disponibili e posti in testa alle truppe in ritirata.

Tre barche con undici cannoni non sono in grado di partire ed altre dieci alla foce del fiume vengono travolte dalle onde del mare in tempesta ed affondate con ben trecento uomini fra cui Piero dei Medici che col suo natante trasportava quattro pezzi di artiglieria. Vengono pertanto lasciate al Garigliano la maggior parte delle preziose munizioni e nove cannoni, con tutti i feriti e gli ammalati.

Il Gran Capitano, informato dall’Alviano della situazione, decide di non dar tregua al nemico ed ordina di proseguire contro i francesi che si ritirano verso Mola. L’avanguardia degli inseguitori spagnoli era comandata da Prospero Colonna che con i suoi cavalli leggeri raggiunge i francesi a Scauri.

Il capitano francese, il genovese Bernardo Adorno, con i suoi soldati si ferma al ponte sul corso d’acqua nei pressi di Scauri (forse il rio Capodacqua) e qui avviene il primo scontro. Il combattimento dura oltre due ore, permettendo ai francesi di continuare a ritirarsi con sufficiente ordine fino al ponte di Mola dove si attestano e decidono di opporre resistenza.

Intanto nei pressi di Mola, quasi prima dei francesi, è giunta anche la retroguardia spagnola che, dopo aver sopraffatto l’esiguo reparto di guardia alla scafa del Garigliano ed aver riattato il ponte, ha passato velocemente il fiume.

Prospero Colonna, imbaldanzito dal successo, con le sue schiere si avvicina al ponte di Mola dove lo attendono quasi trecento uomini d’arme francesi provenienti dal territorio di Traetto e dove sono piazzati alcuni pezzi di artiglieria. I francesi, prima respingono l’attacco e poi travolgono l’esigua schiera dell’avanguardia spagnola.

L’arrivo di Alviano e di Consalvo ripristina la situazione a favore degli spagnoli e il marchese di Saluzzo si affretta ad ordinare la ritirata dei suoi soldati verso Gaeta, il che avviene in disordine e quasi in fuga. Ancora una volta, unico a restare a fronteggiare il nemico è il genovese Bernardo Adorno e poco dopo paga a caro prezzo il suo atto.

Qualche giorno dopo i francesi si arrenderanno e il 3 gennaio 1504 Consalvo entra trionfante a Gaeta. Con la conquista di Gaeta gli spagnoli hanno occupato l’intero territorio del Regno di Napoli, che resterà di loro dominio per circa 200 anni.

 

 




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